L’esperienza della Scuola di Economia Civile a Torre Annunziata Da lavoro e cultura nasce il riscatto di una comunità
05/07/2018

a cura di Annalisa Atzei

 

“Perché il lavoro non finirà”. Non una domanda, ma una affermazione sospesa tra le opportunità del futuro, l’eredità del passato e l’incertezza del presente. Questo è stato il titolo che ha indirizzato i lavori della quarta edizione della Summer School organizzata dalla SEC, la Scuola di Economia Civile, che dall’11 al 14 luglio ha visto impegnati circa trenta corsisti provenienti da tutta Italia. Insegnanti, animatori di comunità del Progetto Policoro, manager e imprenditori del terzo settore, insieme ad alcuni giovani studenti si sono incontrati nella suggestiva cornice di Villa Tiberiade a Torre Annunziata per riflettere sul tema del lavoro così come l’economia civile lo intende, calato nella realtà di un modello che mette al centro del suo interesse la persona e le relazioni umane. La scelta della Campania, e in particolar modo dell’hinterland napoletano, non è stata casuale: è questa, infatti, la terra che ha dato i natali ad Antonio Genovesi, padre dell’economia civile e primo titolare di una cattedra di economia nel mondo, istituita a Napoli a metà del ‘700, nonché un abate nel pieno del periodo illuminista. È grazie a un italiano, dunque, se oggi l’economia riscopre di poter essere diversa da quella che i manuali ci hanno raccontato sino a qualche decennio fa; un’economia ispirata dal bene comune e dalla reciprocità, che riscatta la figura del Genovesi, nonostante egli sia stato ispiratore e contemporaneo di un altro grande economista, sicuramente più noto anche fuori dal mondo accademico, lo scozzese Adam Smith, considerato il fondatore dell’economia politica. La SEC, che proprio nei giorni del corso ha spento le sue prime cinque candeline, insieme ai suoi docenti porta avanti un’interessante offerta formativa rivolta a insegnanti, amministratori, imprenditori e tutti coloro che desiderano approfondire o conoscere i temi dell’economia civile. Quest’anno il tema del corso estivo è stato dedicato interamente al lavoro nei suoi molteplici aspetti, rivisti alla luce di quella che è stata l’evoluzione del rapporto uomo-lavoro nella storia. Un lavoro che non va unicamente inteso come il mezzo per ottenere un reddito, ma anzi, prima di tutto, come quella azione attraverso la quale poter esprimere al meglio la propria dimensione umana. Come ha sottolineato nel suo intervento al corso il professor Luigino Bruni, economista e cofondatore della SEC, “per conoscere veramente una persona, bisogna vederla quando lavora”, perché “lavorare è un modo adulto di amare, di costruire il bene proprio e degli altri, il vero momento in cui si produce azione rigenerativa concreta”. E allora in questa prospettiva generativa il lavoro non finirà, perché esisteranno sempre intelligenza, creatività e amore che daranno vita a nuove forme di lavoro per soddisfare altrettanti nuovi bisogni. E ancora, ricordando il primo articolo della Costituzione italiana, il professore ha sottolineato l’importanza dello studio e della cultura. “L’articolo sarebbe più completo - ha detto Bruni – se recitasse “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro per gli adulti e sulla scuola per i ragazzi”. Tra i relatori anche i professori Ugo Morelli e suor Alessandra Smerilli, che hanno analizzato il significato del lavoro oggi e la figura della donna nel contesto lavorativo. 

La scuola estiva della SEC non è solo formazione in aula, ma anche un’occasione per conoscere il territorio che la ospita: quest’anno la visita al rione Sanità nella città di Napoli ha rappresentato per i partecipanti e i docenti un momento condiviso di forti emozioni e di piacevoli scoperte. Conosciuto come uno dei quartieri più degradati ed emarginati del contesto partenopeo, il rione Sanità è invece capace di sorprendere chi lo visita, non solo per le sue bellezze storico e artistiche, per i suoi colori e i suoi profumi, facilmente immaginabili essendo stato anche il quartiere in cui è nato il celebre Totò, ma soprattutto per ciò che racconta oggi. Sanità è infatti una storia di riscatto sociale che meriterebbe le prime pagine sui giornali; una storia scritta da tanti giovani che vogliono costruire il proprio futuro lontano dalla criminalità, ma vicino al luogo in cui sono nati; una storia in cui ha creduto fortemente don Antonio Loffredo, parroco e guida della basilica di Santa Maria della Sanità, che non smette mai di avere fiducia proprio in quei giovani. Come ha raccontato don Antonio durante l’incontro con i corsisti nel chiostro della basilica, “è stata la disperazione della gente a permettere che il rione ricominciasse a sognare”. Sono stati i giovani, incoraggiati e aiutati dal parroco, a dar vita per esempio alle cooperative che hanno ridato splendore alle catacombe di Napoli, oggi visitabili e tra le più grandi in Europa. E sempre i giovani mantengono vivo il Teatro Sanità, un luogo in cui scambiarsi cultura ma soprattutto incontrarsi e crescere insieme, proprio come alla “Sanitansamble”, un’orchestra composta da bambini e ragazzi che grazie a questo progetto di educazione musicale collettiva hanno un modo per sfuggire alla dilagante povertà educativa, tipica di contesti difficili come il rione Sanità. Un esempio che deve essere di stimolo e incoraggiamento per tante altre realtà che vivono con sofferenza la criminalità e il disagio sociale, un esempio per credere che anche quando si perde si può sempre ricominciare, perché, come ha detto l’economista Bruni, “il mondo è anche un’azione distruttrice di lavoro che opera per crearne altro più buono”.