Il logo

L’ideazione e la costruzione del logo SEC prendono spunto dai lavori di fra Luca Pacioli (1445-1472). Matematico e poliedrico uomo di cultura, egli appartiene alla lunga schiera di personaggi che, col loro pensiero, posero un tassello significativo nella storia dell’Economia Civile. Una storia, questa, tutta italiana che vuole mettere al centro dell’agire economico la persona, i suoi bisogni, le sue aspirazioni e, in ciò, trova forti analogie col periodo umanistico che, pure, pone la persona al centro dell’Universo. Fra Luca Pacioli vive pienamente questo spirito ed è figura di primo piano: grazie ai suoi studi e ai suoi interessi egli si muove in tutti gli ambienti più rappresentativi dell’epoca.  A Firenze è alla corte medicea, ad Urbino presso i duchi di Montefeltro, nel pieno dell’espansione della Serenissima è a Venezia, a Milano lo troviamo presso il duca Ludovico il Moro e a stretto contatto con Leonardo da Vinci, a Mantova sotto la protezione di Elisabetta d’Este; è pure insegnante a Bologna, Pisa e Perugia, e, a Roma ha modo di conoscere Leon Battista Alberti.

La  sua “Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalità” (stampata e pubblicata a Venezia nel 1494), scritta in volgare, contiene un trattato generale di aritmetica e di algebra, oltre ad elementi di contabilità utilizzata dai mercanti. Uno dei capitoli della Summa titola “Tractatus de computis et scripturis”: in esso viene sistematizzato il concetto di partita doppia, noto nell’ambiente mercantile col nome di ‘metodo veneziano’, perché usato dai mercanti di Venezia.

Ma è  di un suo altro testo che, in qualità di progettisti, ci si è avvalsi per dar corpo all’immagine del logo SEC: il “De Divina proportione” (prima edizione nel 1497, ristampa nel 1509), dove egli tratta delle nuove esperienze algebriche e geometriche dell’epoca. Divina è quella proporzione,  chiamata  “sezione aurea”, secondo la quale una quantità qualsiasi può essere divisa in due parti diseguali così che la minore stia alla maggiore come questa sta alla quantità intera. Un pregio del trattato è quello di raccogliere e spiegare gli studi sull’argomento tenendo in gran considerazione le lezioni di Piero della Francesca.

La divina proporzione è presente in molti esseri viventi della natura a partire dall’uomo.

Non ne risultano estranei il famosissimo uomo vinciano, i quattro libri sulle proporzioni umane (Norimberga 1528) di Albrecht Dürer e, non da ultimo, Le Modulor (1948) di Le Courbosier.

 

Le proporzioni

 

Considerando l’assonanza tra la visione che sottende alla proposta SEC e il pensiero umanistico espresso dal Pacioli nel “De Divina proporzione”, si è ritenuto coerente e significativo adottare questa “proporzione aurea” nello stabilire tutto il sistema d’impaginazione dell’immagine coordinata SEC.

Nel “De Divina proporzione” vi è inoltre un appendice: la costruzione geometrica di un alfabeto di lettere capitali che si rifanno alle lapidarie romane considerate, per ogni umanista, la perfezione. Eseguite dallo stesso Pacioli con riga e compasso (sfruttando le sole figure del cerchio e del quadrato)  hanno rapporto tra altezza e spessore delle aste di 1:9. Ed è proprio a queste lettere che si è attinto nella definizione del logo SEC.

 

Disegno del logo

Il logotipo è costituito dalla semplice unione delle tre lettere dell’acronimo tenendo visibile la costruzione geometrica che ne determina la partitura. La costruzione geometrica è stata ridisegnata per ottenere un tratto più pulito e facilmente riproducibile di colore grigio su fondo nero. Le tre lettere dell’anagramma sono sovrapposte in bianco alla loro costruzione. Il fondo nero forma una cornice intorno pari a un quarto dell’altezza delle lettere per garantire l’isolamento del segno da eventuali altri elementi grafici.

La scritta Scuola di Economia Civile è anch’essa realizzata con le lettere di Pacioli ma senza costruzione geometrica. Impaginata su tre righe a bandiera sinistra e sterlineata con filetti. Il tutto in nero su fondo bianco.

 

Caratteri istituzionali

Il carattere scelto per le titolazioni resta il Pacioli. Limite di questa font è che esiste in un’unica variazione seriale e nel solo maiuscolo. E’ necessario quindi accostargli un carattere che presenti più variazioni seriali per soddisfare le esigenze tipografiche. Si è quindi scelto un altro carattere di matrice umanistica: il “Jenson”. Ideale per il testo corrente, presenta inoltre un grazioso corsivo.

A questo primo carattere si è accostato un secondo per testi più tecnici: il “Rotis”. Appartiene alla categoria dei bastoni (caratteri senza grazie) che mantengono, nel disegno delle lettere, dei movimenti che li avvicinano a quelli umanistici, tant’è che vengono detti neo-umanistici.

Colori istituzionali

La scelta cromatica si è sviluppata partendo da un dipinto di Piero della Francesca, amico di Pacioli. Si tratta della famosa tavola “La flagellazione di Cristo” conservata nella Galleria Nazionale di Urbino.

Volutamente si sono ricercati valori cromatici sobri e al contempo inusuali quanto raffinati. La scelta è caduta su due toni scuri e due toni chiari che si compendiano nel contrasto chiaroscurale.

Il nero d’avorio diverrà il colore istituzionale applicato sia all’anagramma che al logotipo, ciò per rafforzare il forte valore tipografico dei segni. Gli altri tre colori (il grigio tortora, il blu reale e la lacca di garanza) saranno di supporto e verranno accostati di volta in volta al primo.

Renato Panzeri - Layout

Scopri tutti gli Eventi