Parole chiave - Cesare Beccaria

Cesare Beccaria Bonesana (1738-1794) è un tipico rappresentante di una nobiltà milanese animata da grandi ideali, pur afflitta da più modesta capacità realizzativa. Nasce a Milano il 15 marzo 1738 da una famiglia che ha tradizioni di banchieri di successo e che è giunta a entrare nel patriziato della città. Giovane ribelle per amore sposa all’età di ventitré anni la sedicenne Teresa Blasco. Da questa unione nasce l’anno successivo Giulia Beccaria, che nel 1785 darà alla luce Alessandro Manzoni. La maternità di Giulia è comunemente e fondatamente attribuita ad una delle sue relazioni extraconiugali, quella con Giovanni Verri, fratello minore del più noto Pietro. Cesare Beccaria è all’epoca un giovane senza occupazione, pur con una buona istruzione ed eccellenti capacità intellettuali. Ha entusiasmo per le nuove idee specie francesi e subisce il fascino dell’astro nascente di Rousseau. La vicenda di Cesare Beccaria si svolge in singolare parallelismo con quella di Pietro Verri. Di dieci anni maggiore di lui e suo mentore in diverse circostanze, Pietro Verri è in particolare il fondatore e animatore di quel gruppo di illuministi milanesi che si riunisce dai primi anni Sessanta nella Accademia dei Pugni, la quale ha sede in casa Verri nella Contrada del Monte, oggi via Montenapoleone. Dalla Accademia dei Pugni nascono molteplici frutti trai quali va menzionato il periodico «Il Caffè», forse l’espressione più compiuta dell’Illuminismo milanese delVepoca: tra i caratteri di fondo della esperienza del Caffè vi è lo spirito scientifico e la divulgazione scientifica in generale e, più in particolare, la avversione alla tradizione giuridica e la enorme fiducia nelle prospettive della economia politica, entrambi aspetti condivisi da Beccaria. È Stato lo stesso Verri ad acquisire l’amico al circolo intellettuale della Accademia, rappresentandolo come «profondo algebrista, buon poeta, testa fatta per tentare strade nuove se l’inerzia e l’avvilimento non lo soffocano».

La fama di Beccaria esplode nel 1764 allorché egli pubblica un pamphlet anonimo, presso 1’editore Aubert di Livorno, che ha il titolo Dei' delitti e delle pene e discute alcune delle questioni del diritto penale, ossia l’impiego della tortura e della pena capitale. Nella Stessa Milano 1’uso di questi mezzi è prassi quotidiana. l’opera è interamente frutto dell’ambiente della Accademia. Così ne descrive la genesi Pietro Verri, dando a1 tempo stesso una immagine realistica della figura e del carattere dell’autore: «Il libro del marchese Beccaria, l’argomento glielo ho dato io, e la maggior parte dei pensieri è il risultato delle conversazioni che giornalmente si tenevano fra Beccaria, Alessandro [Verri, fratello di Pietro], Lambertenghi e me. Nella nostra società la sera la passiamo nella stanza medesima ciascuno travagliando. Alessandro ha per le mani la Storia d'Italia, io i miei lavori economico politici, altri legge. Beccaria si annoiava e annoiava gli altri. Per disperazione mi chiese un tema, io gli suggerii questo conoscendo che per un uomo eloquente e di immagini vivacissime era adatto appunto». Beccaria aveva già trattato ne «Il Caffè» diverse questioni economiche ed è generalmente noto tra gli studiosi come pioniere della applicazione della matematica all’economia. Nel pamphlet del 1764 egli adotta una concezione intieramente utilitaristica intenta a perseguire la felicità pubblica. È una argomentazione di economia del diritto 1a sua, che ricerca nella pena il risarcimento che la società richiede a chi ha ad essa provocato un danno attraverso i1 proprio comportamento. Di qui scaturisce 1a critica radicale e rivoluzionaria (ben presto oggetto di violente reazioni) alle istituzioni dell’epoca, dipinte come asservite al criterio emotivo di provocare spavento con inutile crudeltà e dunque incapaci di far proprio il principio scientifico che insegna a proporzionare la pena al crimine. La opposizione alla tortura e alla pena capitale non è dunque, in Beccaria, dettata da mero sentimento umanitario, ma da calcolo utilitaristico. La pena di morte e la tortura, in altre parole, non servono perché non rappresentano un risarcimento e non tutelano la società. Così il tema rientra perfettamente nel programma della Accademia e lo stesso Pietro Verri ne tratterà con le Osservazioni sulla tortura, ben note anche per essere basate su vicende poi riprese da Alessandro Manzoni nel romanzo e soprattutto nella Storia della colonna infame. 

Il successo di Beccaria, pur essenzialmente teorico, è amplissimo ed immediato e tale da superare la sua stessa immaginazione. Avesse Beccaria posseduto una tempra personale più solida, la storia della economia civile sarebbe stata diversa. In questo è da ritrovare la sorgente maggiore dei contrasti che divideranno Beccaria dai Verri anche dopo la chiusura della Accademia. Invitato a Parigi, allora capitale culturale del mondo e sorgente della lumières, con grandi onori, Cesare Beccaria non riesce a utilizzare l’occasione per dare una dimensione universale all’opera della Milano illuminista. È intimorito, impacciato, incapace di rappresentare adeguatamente la rivoluzione culturale avviata sotto la direzione del Verri. A questo suo atteggiamento si deve se, ancor oggi, non è sempre facile percepire il legame che unisce il panzp'blet di Beccaria alla economia politica italiana nella seconda metà del Settecento. Rientrato a Milano dal viaggio in Francia riceve da Caterina di Russia l’invito ad assumere un incarico in quel paese, ma declina l’invito dopo diverse incertezze. A Milano però è in corso la rinascita delle Scuole Palatine, cui l’imperatrice Maria Teresa attribuisce un ruolo nella riforma della istruzione superiore. Maria Teresa intende istituirvi una cattedra di Scienze camerali, che all’epoca è il nome della disciplina nel mondo di lingua e cultura tedesca (Kameralwissenscbaft).

Questa volta Beccaria non può declinare e per 1a prima volta in vita sua si guadagna un impiego fisso. È così che Beccaria diventa uno tra i primi docenti titolari di una cattedra di economia politica al mondo. Tiene però il corso soltanto per due anni, cedendolo poi ad Alfonso Longo, anche egli un sodale della pugnace Accademia. Delle sue lezioni pubblicherà soltanto la prolusione, del 1769, mentre il testo delle lezioni stesse verrà pubblicato soltanto postumo da Pietro Custodi nella celebre raccolta, in cinquanta volumi, Scrittori Italiani Economía Política, che uscirà nella Milano napoleonica. L’attività di economista continuerà per il resto dei suoi anni, durante i quali egli avrà compiti di pubblico amministratore, come.testimonia il lascito delle sue numerose Consulte. 

La Edizione Nazionale in corso delle Opere di Cesare Beccaria contribuisce a documentare come Beccaria si sia mostrato incapace di più ampi lavori di sintesi. Il suo progetto sul Rz'pulz'mento delle nazioni così corne le sue Ricerche sulla natura dello stile non alterano sostanzialmente questo quadro. Anche la sua figura fisica, appesantita e irnpigrita con l’età, sembra riflettere le sue doti di carattere pur in un uomo di ingegno vivacissirno. Muore a Milano per apoplessia il 28 novembre 1894.